Linda Ann Cipriani, Duccio Franceschi, Claudia di Francesco
XXX Gallery
Locandina di Italia Bruno
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«C’è un posto dove gioca la testa [...] C’è un posto dove scoppia la festa [...] Questo posto dov’è?» Le città, apparentemente ordinate e ricche di stimoli e opportunità, si rivelano un vortice di falsa concretezza ed estrema euforia che risucchia gli abitanti e i visitatori, impossibilitati a fuoriuscirne. Queste si manifestano come una grande e folle festa all’interno della quale l’individuo, solo in apparenza necessario, è inserito in uno scenario apocalittico e dissacrante che si mostra in tutta la sua devastante potenza. Cos’è allettante in tutta questa follia? L’idea di esuberanza ci permette di andare avanti in una realtà falsata, nella quale risulta indispensabile scendere a patti con un luogo che presenta uno spazio di vita ristretto al quale ci dobbiamo adattare come in una perenne condizione estatica che ci fa percepire sempre la realtà come distorta. In questo contesto trovano spazio le ricerche artistiche di Claudia Di Francesco, Duccio Franceschi e Linda Ann Cipriani, che giocano sull’alterazione della realtà attraverso una visione critica e un linguaggio giocoso e ironico. Le opere indagano la realtà e lo spazio circostante riflettendo l’urgenza di scappare da dinamiche saturate, per creare cortocircuiti visivi tramite l’ausilio di oggetti o immagini quotidiane, spesso ordinarie, che assumono una nuova valenza semantica con l’intento di creare un ulteriore sforzo interpretativo. Figure pop si infiltrano nella quotidianità all’interno del progetto We love Florence di Claudia di Francesco: una lotta tra cocciutaggine e sciocchezza con sfumature di amore e odio. L’interazione tra le opere crea una festa che si svolge nel caos, rappresentando bellezza e mistero di un percorso di vita immancabilmente in salita. Allo stesso modo la ricerca di Duccio Franceschi presenta deformazioni ironiche di oggetti ludici infantili che diventano, attraverso l’occhio adulto, possibilità di raggiungere altri livelli di lettura, più inquietanti e complessi. Opere bidimensionali e tridimensionali invadono lo spazio, assumendo molteplici valenze dettate dall’esperienza individuale di ciascun visitatore. I differenti lavori modificano e riadattano la galleria tramite festose interruzioni visive. Queste risultano particolarmente evidenti nelle installazioni di Linda Ann Cipriani, la quale realizza ambienti frammentati dall’estetica indefinita e instabile, che ricreano l’altalenante mutevolezza dello spazio che ci circonda. Ma come si può sfuggire all’eccitazione contemporanea all’interno della quale ci ritroviamo a vivere? Il concetto di festa presentato in mostra è un’interruzione del tempo quotidiano che può aiutarci a prendere coscienza delle sensazioni provate. Tanto non mi prendi sbeffeggia, quindi, la realtà cittadina, presentandosi come uno scherno che suggerisce come spesso sia necessario scegliere di vivere nel proprio tempo, con i propri ritmi, per sopravvivere a quella che è la vita euforica in cui la città ci ingloba.







