Stefano Bellanova + Talk
Spazio Recreos
Locandina di Italia Bruno
Free
In un contesto urbano sempre più plasmato dalle logiche del turismo di massa, il folklore rischia di trasformarsi da espressione viva di una comunità in spettacolo a consumo. È sempre più chiaro il processo di spettacolarizzazione che muove questo tipo di turismo, non a caso infatti piattaforme come Instagram, TikTok o Google Maps orchestrano l’esperienza urbana, suggerendo cosa vedere, quando andarci, da quale angolatura fotografare. Lo spazio è ridotto a contenuto geolocalizzato; il viaggiatore, da soggetto, diventa esecutore di un itinerario algoritmico. Non si viaggia per comprendere, ma per documentare l’essere stati; per questo motivo la narrazione social precede l’esperienza e ne determina i parametri, così il post sostituisce la memoria. Anche la cultura entra nel ciclo della spettacolarizzazione. I musei diventano tappe opzionali del circuito visivo, da attraversare solo se “virali”. Il paesaggio urbano si converte in superficie apparentemente iper-curata, ottimizzata per la fruizione rapida. Le piazze, le botteghe, le opere d’arte, le manifestazioni popolari assumono la funzione di display perfetto per i selfie. Le nuove Disneyland, quindi, trasformano lo Scoppio del carro pasquale in una sfilata di Topolino e i suoi amici davanti al Castello della Bella Addormentata. A tal proposito Rodolphe Christin in Manuale dell’antiturismo scrive «sorprende come la ricerca turistica del territorio e dei suoi prodotti avvenga nel momento in cui per gli ‘autoctoni’ diventa sempre più difficile vivere nel territorio stesso». Insomma, i cibi, le attività e le ricorrenze locali diventano veri e propri feticci, «un folklore senz’anima», perfetti per le fotocamere dei turisti. Le città storiche come Firenze rischiano così di assomigliare sempre più a parchi tematici, dove il folklore si ripete in loop come una scenografia. Ma è possibile resistere a questa musealizzazione del quotidiano? L’evento, arricchito da manifesti realizzati dall’artista Stefano Bellanova, intende aprire un confronto su come riattivare – attraverso la cultura, l’ascolto e l’autodeterminazione dei territori – il significato collettivo e politico di queste pratiche, restituendo loro funzione e partecipazione attiva.





